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Sociale 13 novembre 2016 · lettura 2 min · 851 letture

Le orme

Andrea Vivapenna 27 poesie pubblicate
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Quanto sale sui regi colli... pareggian la terra? V’è chi gode? Sospirare il luogo nostro assai mi tange. Echeggian le rimote vestigia, e non gloria portano, al popolo passato, ma voci altere e maraviglia rimembrano, a certuni, d’una schiera ancor lucida. Satollo e ormai pingue, né il pane, né i giuochi potranno il mio spirto saziar. O Roma mia, ahi non fiammeggiar! Infondere virtù, dal maggior cor prepotente, perfino agli immani tuguri del pensier loro, e ordir sotto l’egida di un’unica passione, contra tutti, per tutti, sì che di sudditanza giammai pianga il comun volto: nulla puote queste parole soverchiar, ma se l’altrui buon senso ahimè non surge, o la misera sorte, con beltà non si riesce a temprar, allor comandar si deve al vermiglio calar, che sovra l’uno insurge; che sovra gli uni insurge. Ben che ignori cosa diritto sia, nefaste propaggini trovo: il bene, rado converte il male, ma il mal spesso travia il falso bene, e non sovente se stesso recide. Il peggio renderà forse il meglio, ma io non posso, mutar non voglio per vil stoltezza o indotta villania: sì gravan turpe genti, sulla stadera d’immensi tali di senno scemi, e di fieri crapuloni, ch’ogni cosa divoran pur d’esser librati. E qual migliore astuzia per non più scerner la ragione, del variar la traccia stessa che la vole? Ancor meco vivrà questo disio, ma troppi posteri inclini saran. Là dove sempre l’arbitrio si scinge, talvolte un aureo segno agogneremo. A ognuno il fulgor proprio. Caute paion le gesta oggidì, sebben arduo sia bilanciar, ciò che sento vacillar. Resurgere e giugnere oltre la gentil dirompenza, non più dubbiar mi farebbe, dell’aureo segno che certo non è. Udrò mai, dal campanil di ieri, il suon dell’Europa ventura? Qua su intanto seggo, seggo mirando indietro, e i campanil di tutti i suoli or dinanzi.
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L'autore
Andrea Vivapenna

Ringrazio i lettori.

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