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Impressioni 15 novembre 2016 · lettura 3 min · 790 letture

La mia terra

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Giancarlo Fiaschi 775 poesie pubblicate
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Sempre il luogo natio ha una bella dote, tu ci trovi il meglio e non vedi troppe offese. Il poggio arioso che si offre al bacio del sole, la natura e la storia si riuniscono in questo polmone. I natali in quel di Paesante, i primi vagiti a mezza costa fra il bosco antico e la golena del torrente: l'Egola arzillo e irrequieto che invadeva a brutto muso. Ricordi di un epoca dove il tempo aveva un'altra misura, ora che tutto sfugge di mano sempre in corsa per ogni guaio, ti vedo o mio territorio sempre alquanto trafelato. Col mio occhio campagnolo ti ho visto lontano San Miniato, dopo poco più di un lustro sempre il piano ho pesticciato. Il Boom degli anni 60 tanta gente ha trasformato e la mia famiglia come tante in quel marasma s'è gettata. Non colletti bianchi dell'ufficio ma la fabbrica fra pelle e tannino, poi ho conosciuto il cromo e il vegetale e a quell'università ho preso lezione. Tu vecchio colle mi sei sempre stato nel cuore in quella sensazione d'odio e amore, perché ti vedevo lontano dalla mi visione e il tempo ha cementato quella barriera, e l'amor per l'arte e la parola bella mi ha seguito sempre fin là in golena. Ma tu vecchio colle rimani la mia incompiuta, quando pesticcio fra le tue pietre, le chiese, la Rocca e l'arte, c'è qualcosa che mi coinvolge e mi attira alla visione, come sarebbe stato bello stare un po' con te: invece che là nella concia, in prigione fra allarmi, alluvione e male- odore. Quando posso ti osservo da lontano nella passeggiata lungo il piano, poi ogni tanto mi presento così fiero e contento, ma l'oggi trafelato mi mette un'altra maschera e nel dovere l'anima è più dura. Ormai dieci lustri son passati e vicino all'Arno ho messo barba, in questo borghetto golena- rio ho sviluppato la mia storia e con grinta or sventolo questa bandiera, deluso solo dall'inciviltà lungo la sponda e dallo scempio di quei pachidermi affranti. Io son uomo di misura e senno ma se mi umiliano la natura sfodero sempre la spada, lei è nostra mamma e tramanda la storia. Quindi non volermene vecchio colle tu che tieni il centro di potere e hai visto della vita tanta scena: l'aria per l'ossigeno non è solo vetrina. Domani ... cosa sarà domani, intanto io ti guardo e vivo il tuo contesto sono un pendolare che non prende il treno e mi sento sempre a casa e quando arrivo allo Sperone: alzo gli occhi lì in alto e mi immagino la scena e rivedo Giancarlo Pajetta e quel 53, sotto un popolo vario di paesani e campagnoli uniti, pronti alla lotta...
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Le mie impressioni di vita, un punto fermo dell'oggi con i ricordi di ieri sulla mia terra.

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