Il cuore aggrappato alla porta

E mi dicono di fare sorridere il cuore.
Lui mette l'impermeabile per ripararsi dalla pioggia,
e porta il calore dell'amore sul viso di un bambino.
Solo così riesce a incoronare- per un attimo- la primavera.
E a sorridere- ancora.
Ma poi torna nelle nicchie isolate dal tempo
dove tutto è rimasto uguale a ieri. E sente i venti gelidi
e si ritira, senza domandarsi più nulla, nella sua stanza buia.
Non vuole abituarsi a sguazzare nelle strade affollate di queste gioie comuni.
Preferisce tornare sempre a casa anche con le luci spente.
Poi guarda il mondo fuori dalla porta socchiusa.
E non sente il bisogno di uscire e mescolarsi
in quelle città senza più il petto.
Preferisce rimanere con il pianto delle sue cicatrici,
con il linguaggio del suo giorno sigillato nel cavo delle mani.
Queste mani che scrivono per ore e diventano mappe
di vecchie stagioni che conversano insieme alle lacrime
nell'imbuto della notte.
E si rincorrono parole prigioniere nella casa deserta:
-Mi manchi mentre s'innalza tanta morte tra me e te.
Mentre le mie radici s'allacciano ai bruschi respiri.
Mentre non so più pronunciare il tuo nome.
Ed è come se la mia voce straripasse nelle fiamme alte
di un'alba che non si distrugge, ma rimanesse
canto disperato nel fuoco a cercare i tuoi occhi
per venire salvato. Ma tu non ci sei mai.
E nulla mi avvicina all'aria metallica.
Rimango qui a scrivere ti amo mentre la luna sbircia di nascosto
per sapere tu chi sei.
Rimango aggrappata alla porta e nelle cose fuggite io sono di nuovo il buio
con la morte accucciata tra i piedi.
©
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