Il colore del vuoto
Il barattolo rotola,
trascinato dal vento ricade, rigira,
sbattuto dall’inconsistenza del suo vuoto,
traballa a folate,
esposto all’energia dell’aria,
scandisce la voce del metallo,
costante, monotona, ripetuta.
Come una vita svuotata,
bevuta ed abbandonata al margine,
a rimbalzare su strade e marciapiedi di polvere,
perduta a cantare la stessa monocroma nota.
Se hai cantato nel coro non conosci l’ebbrezza,
la solitudine della voce che grida nelle valli desertiche,
non hai vissuto la vertigine dell’ascesa che è discesa,
non ricordi il silenzio,
il tuo battito prima del volo,
prima della scalata,
a chiudere il giorno,
grato per il respiro comune al falco,
a volteggiare su rocce e verde pastello,
sino alla spinta dell’aria che sale,
e ti porta, ti culla fino alla vetta.
Ancora rimbalza e tintinna,
incespica il proprio rollio fermato dal sasso,
senza meta o volontà al vento,
perso nel proprio vuoto a cercare peso e spessore,
riprende la corsa senza senso.
Il vuoto che attira nel buio della luce,
che ritirandosi avanza e s’allarga,
un abbraccio che assorbe in progressione passiva,
mortale per la sua assenza profonda.
Ricorda il colore del vuoto,
il suo peso e valore,
scala inversa di piani sconnessi,
che porta ad una rosa capovolta ma unica,
che punge e affascina,
nel suo profumo rosso e screziato.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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