Parigi e noi
Vola sui tetti di Parigi foglia funambola,
intrecciata al profumo di una baguette,
percorre il colmo di un tetto
ossidato di verde,
e cade nelle luci d’inverno,
scivolando attraverso il gelo,
a sporcare la linea di un orizzonte spezzato.
Le dita nel calore di una crepes,
ad affondare nel dolce,
mentre il colore genera forme su una tela,
da una matita sotto stelle scontate.
Una faccia di pietra mi mostra la lingua,
dalle guglie della casa di nostra signora,
una risata irriverente che inzuppa
la luna in mille bollicine.
Il gufo rosso osserva la volpe
in una vetrina leopardata,
mentre il serpent rouge striscia lungo una colonna.
A place Vendomme cade la neve,
fiocchi come diamanti alle luci delle vetrine,
incrocio la traiettoria di uno sguardo smeraldo,
gelato sciolto alla fiamma dei tuoi occhi,
nel calore della tua voce.
In una nuvola di respiro incalza la notte,
arruffata tra manette e lenzuola,
profumo di pelle bagnata da seta d’oriente.
Il tramonto dipinge lo spegnersi della luce,
sulla pietra del cuore sacro
il sangue rosso della vita,
che traccia volti sulla trama nascosta,
che insegue pensieri tra i comignoli dei tetti,
a girare nella curva del cielo stellato.
Scendo scale verso le spezie del Mahgreb,
attraverso botteghe del nord Africa e voci
che gridano nel deserto,
mi infilo nel mondo sotterraneo
contro correnti ascensionali,
polvere di freni e rotaie che trasportano corpi,
di anime abbandonate all’ingresso,
chiuse fuori da porte automatiche
a vagare nel buio.
La musica è la luce che sale e conforta,
ti guida fuori dall’ombra abbandonata,
e ti percuote nel timpano con ritmo pressante,
rullante sincopato,
graffiato freddo sul jazz.
I fogli di un libro nascosto in rue Vivienne,
parlano e piangono storie croccanti,
cosparse di cioccolato stile ottocento,
di sciarpe bianche e cilindri,
al margine di una strada da clochard,
si apre una nuova corte dei miracoli,
invisibile a molti, evidente a tutti,
che ci inchioda ad una croce
dimenticata o fraintesa.
Sento il tuo cuore pulsare nella mia mano,
in un giro di valzer nel cortile del Louvre,
vortice che si avvita nella mistica sufi,
a salire con le anime intrecciate,
fino alla luce,
fino all’amore.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
Commenti (1)
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carla vercelli25 novembre 2016
Visitare Parigi è andare alla ricerca della bellezza. A volte è una bellezza lussuosa che pecca di ostentazione, basti pensare ai suoi grandi spazi, agli archi di trionfo... Altre volte è una bellezza cosmetica che vuole apparire: i negozi, gli atelier di moda... Il più delle volte è una bellezza armoniosa che rallegra: le rues laterali, i bistrot, il quartiere latino... Poi se si è in dolce compagnia questa percezione di bellezza e allegria è notevolmente accentuata. L'ho gradita e apprezzata tantissimo, complimenti!
