Il bambino soldato
Stefano Figoli
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Fredde mani
accarezzarono
il mio tenero viso.
Non scesero dolci baci
sulle mie guance di bimbo
o languide dita
di conosciuti sguardi.
Ma solo angosce
e tenebrosi occhi
e lacrime di sangue.
In quale cuore di tenebra
i miei passi
avrebbero sciupato
le mie sgualcite scarpe?
In quale ombra,
le mie ansiose dita
avrebbero corteggiato
ammaliatrici lusinghe?
Non vi erano doni d'amore
né confortanti parole
ma lupi
e offerte di morte.
In quali cimiteri,
in quali luride brande
avrei disperso
il mio innocente amore?
Non vi è vita
nei vostri ludici fucili,
in disperate urla di madri,
negli occhi,
gialli
come le vostre virulenti esistenze.
Non mi lascerò cullare
da gesti,
raggrinziti
come erbe ardenti
di fuochi d'odio.
Non voglio essere causa di tombe
o ragione di tenebra.
Il mio cuore
non sarà naufrago
dei vostri latrati di morte.
Io sono giorno
sono vento e acqua,
sono sorgente
sono tronco
e cascata di ghiaccio,
sono firmamento
in un angolo di cielo.
Io sono vita.
©
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L'autore
Stefano Figoli
Un mio caro concittadino un certo Fabrizio De Andrè disse che chi continua a scrivere poesie è un genio o un cretino. Bisognerebbe chiedere a colui che ha scritto poesie sotto forma musicale cosa ne pensa di chi inizia a scrivere poesie ( se così vogliamo chiamarle ) dopo un po' di anni di vita su questo nostro pianeta
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