Il galeone della poesia

Va l'ombra misteriosa fra le onde,
in questo divenire uggioso
che relega la parola in cantina,
solo vociar e grancassa
alla solita vetrina.
In quali porti fai sosta
o caracollante galeone?
Tu che porti in auge
la parola e il sentimento,
orma persa di un retorico
consumismo afflitto.
Quante parole abusate
schiave e violentate
da menti aliene al sentimento,
parole urlate fra la folla
in kermesse oppiacea,
parole rubate alla ragione
in inverni di valori
e straziate dal dolore
in quel dirotto pianto di madre.
Chi sei tu... che ti prodighi al verso?
Cosa cerchi fra ragione e sentimento?
E la domanda martella in petto:
tu sei il solito grillo parlante
senza diritto, perché dolente
è sempre quel tuo verso.
Parlami di luce e di sole,
di caldi abbracci e d'amore,
non puntare sempre l'indice!
Come una pistola è la tua retorica:
lì infili sempre il dito
e lo rigiri fino in fondo.
Monta su quel galeone e salpa
ritorna nel tuo mondo fantastico,
qui sei un refuso, un ingombro,
un'ingerenza del passato.
Qui se non ti pieghi non sei nessuno,
vedi non ti modelli? Sei spinoso e ruvido!
E poi pretendi ... di dire sempre la verità.
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Commenti (1)
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Sara Acireale2 dicembre 2016
Penso che un Poeta fa parte del suo tempo, della società in cui vive e, quindi, deve elevare il suo canto anche contro le ingiustizie e le brutture del mondo. Chi ha detto che un Poeta non deve interessarsi di ciò che avviene intorno a lui? Anche Dante lo faceva e scriveva della società in cui viveva, di ciò che succedeva... Anche se la gente è distratta, qualcuno che si soffermerà a leggere e riflettere ci sarà.
