D’andati tempi
Se d’altri tempi m’oscurai le gote,
seppi lontano andar da cintate memorie
ovunque recò danno l’amor che diedi.
Asciutto di rimpianti m’accolsi distratto,
del lungo bere dell’ingenuo succo
caddi di pietra tra cuscini di muschio.
Allori sui capi di sparsa cenere dei figli,
del mero intento nel capire i cuori
da giovani sorrisi tra pendagli e trecce.
D’arrecato danno del beffardo delirio,
corsi d’affanno da assenti padri
da sbigottiti pigli tra altalene di stille.
E così fra avi di nonni e curve schiene,
a perder racconti a piene ginocchia
prodigo e prono schiudo risi e occhi.
E sul finir del tempo al calar del giorno,
strinsi gomiti e a chinar di capo chiesi dazio
a passate donne di promesse a dare.
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Commenti (1)
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Luca Ventura15 ottobre 2007
Un linguaggio poetico antico ma sempre presente, rende questo testo molto piacevole alla lettura. per forma e contenuti, molto apprezzata.
