...la nostra isola felice

...stridenti voci lasciano il barcone
coperti di salsedine e bitume
labbra incollate e secche dall’arsura
occhi troppo stanchi per guardare
giorni infiniti di navigazione
rintanati in tetri orifizi
portano persone a diventare bestie
ultime forze per chiedere pietà
il mare non racconta solo storie
di gesta leggendarie
cacciatori di schiavi
che scippano memorie
sessi uguali si uniscono in amore
sacrilegio! un grido dal pulpito sacrale
catene, armi con manici d’avorio
stuprano le donne e i bambini
strappano anima e virtù
urla soffocate in gola
il tramonto non racconta solo storie
di umani sentimenti
la merce è sempre buona
si vende a peso nei mercati...
fresche notizie di giornata
e io cliente di novità
in attesa del lugubre pasto
chiuso nello scrigno
mi illudo di vivere
in un isola felice...
©
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Commenti (3)
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P
Patrizia Chini17 ottobre 2007
sbarco di clandestini... se ne possono leggere le atrocità in questi versi di denuncia accorata dell'autore che insieme, però, alza il dito accusatore anche contro chi guarda dal suo scrigno sicuro senza far niente o meglio, per i più, senza poter far niente
A
Antonella Piludu17 ottobre 2007
Giusta riflessione... Versi che fanno riflettere.Argomento attuale e molto triste.
Giuseppe anfortas Guidolin17 ottobre 2007
Una poesia molto intensa, cruda nei toni e nelle espressioni ma profondamente incisiva... e che costringe a riflettere colpendo direttamente allo stomaco. Vi ho colto un'efficace denuncia dello stridente contrasto tra il dramma concreto vissuto da questa gente e l'atteggiamento passivo e indiffernte di chi da lontano si limita a guardare. .
