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Impressioni 30 dicembre 2016 · lettura 1 min · 1177 letture

Bora scura

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Andrea Sossi 54 poesie pubblicate
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Il cappotto grida esausto, incapace di scaldare il cuore, dalla lacrima d’inverno. Picchiato dal vento geme, si gonfia colpevole, ad accogliere vuoto e gelo. Mi raccolgo in un fumetto al vapore, a scaldare la punta del naso, sfuggente dileguato, un tratto di condensa a sfumare, l’istante di una vita, di molti passata e persa. Fa freddo e cammino, tremante contratto a pensare, il fuoco dipinge l’anima sulle pareti, ricordo di casa o di tana, l’ombra spalmata sul calore del rosso, a baluginare sul bianco di mura invisibili, ma dolcemente vere. Giro l’angolo e una sberla, di freddo pungente che taglia, guance e respiri, la Bora strappa l'anima e la butta, tra bottoni scuciti e sciarpe rapite, nel cielo del golfo, lontano, sul mare e i suoi mondi affacciati. Il cimitero dei berretti perduti raccoglie, respiro e limiti di molti, illusi della propria composta alterigia, spazzati via come riccioli di polvere, e dispersi, abbandonati oltre la linea, d'un orizzonte severo e vorace.
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L'autore
Andrea Sossi

Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano30 dicembre 2016

Se non erro, questo poeta si è affacciato da poco tempo a questo sito, ma le sue non molte poesie sono già sufficienti a farci capire, senza dubbi, lo spessore della sua arte (e lo dice uno che non ama particolarmente i versi liberi) . Ho conosciuto Trieste solo d'estate, ma posso ben immaginare (anche dalle amatissime letture di Svevo, di Magris...) come sia d'inverno, con quella bora quasi metafisicamente descritta dal poeta, con quel freddo ed impetuoso vento di fronte al quale tutti si sentono un po' colpevoli: il cappotto che non scalda, i cappelli che perdono la testa dei proprietari, e soprattutto le anime delle persone "importanti", impietosamente trascinate nel mare dalla bora, che impartisce loro così una lezione di umiltà.