Sana'a
Stefano Figoli
46 poesie pubblicate
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Ho chiesto tregua alla morte
sulla tua angosciata bocca
nell'ultimo spasmo
sopra fiumi di sangue.
Ho chiesto tregua alla morte
su rintocchi
di perforate campane
aggredite
da dispotiche urla
di dispersi manipoli.
Ho chiesto tregua alla morte
nell'esausto canto del muezzin,
incatenato
da spiriti assassini
nella magia stanca
di un alba infuocata.
Danzo, senza tregua
su rovine
di intimi muri.
Danzo, come esile ombra
su evanescenti case
e mi perdo
in un sogno
di rifioriti universi.
Le mie strade, polvere di sandali
di bastioni
su dolcissimi tramonti,
di volti
immersi nel buio,
di preghiere,
come straziate litanie
su dune
infuocate
di lacrime.
Languidi occhi
di velate madri
mi portano
su lontani mari
e qui,
come bambino
nella magia di un gioco,
mi perdo
in un domani
di palpiti di vita.
©
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L'autore
Stefano Figoli
Un mio caro concittadino un certo Fabrizio De Andrè disse che chi continua a scrivere poesie è un genio o un cretino. Bisognerebbe chiedere a colui che ha scritto poesie sotto forma musicale cosa ne pensa di chi inizia a scrivere poesie ( se così vogliamo chiamarle ) dopo un po' di anni di vita su questo nostro pianeta
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