Apocalisse
Il bordo corroso di ruggine,
pesche sciroppate scomparse,
il barattolo abbandonato,
sforacchiato da pallottole giocose,
ride al soffio del vento,
modulando rumore fino al suono,
un sibilo incostante,
svagato di solitudine.
Fermo sul tronco reciso,
cullato da profumo e resina,
attende,
il tuffo di una goccia rugiadosa,
lasciata dalla notte,
balzata dalla punta del ramo d’abete,
a colpire il fondo,
a snocciolare un grimorio
per la fine dell’uomo,
la chiave di Salomone scandita,
nella voce del cedro del Libano,
cade,
ricade,
e ancora...
riprende cadenza.
Ritmo che aliena,
l'uomo alla vita,
alla coscienza di una spremuta d'arancia.
Di rimbalzo come di notte,
spunta la luna,
s'abbassa e porta,
del sole l'assenza,
l'ombra sull'uomo distratto,
incredulo e confuso dal gioco,
tra luce e rumore che muore,
nel suono.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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