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Fiabe 18 gennaio 2017 · lettura 3 min · 1094 letture

Il cavaliere orfano

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Stefano Iori 54 poesie pubblicate
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Si chiamava nientemeno che Beretta, e non viveva ai nostri giorni, perché cavalcava sulla sella stretta pel ducato di Modena e dintorni, e mai atteggiandosi a Don Chisciotte, ma difendendo sempre, giorno e notte, deboli uomini con spada e botte. A colpi sicuri scacciava soprusi, la direzione giusta al destriero indicava senza mettere musi, e il cuor suo fortemente sincero giammai difettava di salute, malattie non ne aveva conosciute, spesso trovava soluzioni astute. Beretta di nulla si spaventava, tranne che dei malanni paterni: il babbo da tanto tempo annaspava quasi bussando ai cancelli eterni... un dì di aprile, senza preavviso, la luce non ne illuminò il viso, ma preferì portarlo in paradiso. Povero Beretta, rimasto orfano! La madre anni prima se ne andò, ed era tutt'altro che uno scorfano, tanto che follemente se n'innamorò quel galantuomo di Messer Gabriele, bravo genitore, marito fedele, privo nell'animo di ogni fiele. Il cavaliere pretese funerali sobri, accompagnati da cremazione; circondato dalle caste vestali, disperse le ceneri dal torrione, e sulla pietra sfogò un buon pianto liberando uno strazio affranto che gli calò su come ombroso manto. Ma non finiron qui le peripezie: a tre giorni dal fin della cerimonia, si misero davanti mille pazzie tutte insieme, e con acrimonia formarono un lugubre fantasma, nobile ma rantolante con asma, e più incupito di un miasma. Lo spettro immantinente si rivelò: era Messer Gabriele dall'aldilà! Riemerso per un macabro sfottò, volle sottoporre all'immunità del figlio una terribile prova: un dolore che più non si ritrova, cocente come la più calda alcova. Disse il fantasma: «Credi davvero d'aver sperimentato proprio tutto? Il tuo piglio mi sembra troppo ciarliero, nemmen sai elaborar un lutto... e se di perdermi il tuo timore più forte fosse stato di chi muore, come argomenteresti un valore?». Rispose Beretta: «Hai proprio ragione, ora soffro perché ti ho perduto, ma ritroverei ben altro magone se venisse ingannato il mio fiuto... rode l'attesa di una disgrazia, benché poi con infida malagrazia s'abbatta, ma allora di meno strazia! Padre mio, il peggiore terrore ho visto che oggi mi s'è avverato, e sarei pronto a giocar l'onore se un fardello non m'ha affibbiato... ma adesso comprendo che il coraggio non sempre tien l'opposto in ostaggio; chi lo sa, è ben eroico e saggio».
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a scanso d'equivoci Beretta è uno dei tanti nomi esistenti e di fantasia

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Stefano Iori
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