Il moscerino
Si muove guardingo,
lineare esitante quasi dubbioso,
percorre e perlustra,
osserva la penombra squarciata,
trafitta dal raggio di sole,
a svelare pulviscolo in stallo.
L’insetto avanza fiducioso incredulo,
e affronta il vuoto,
l’abisso aperto lo attende invano,
per le ali che lo sorreggono e lo portano,
verso frutti succosi e colori zuccherini.
Vola in parabole concentriche,
fisiche o metafore a liberare la mente,
a pensare l’infinito del frutto finito,
le emozioni cromatiche vibrate dai colori,
e plana lento,
soffice al rumore del fiocco di neve,
fino alla meta.
Certo del suo destino e della vita insiste,
giorno aggiunto a giorno,
nel suo ordinato vagare
alla ricerca d’istinto.
Affaticato in faccende,
mi scopro a giocare,
d'invidia sorpresa,
quanto mi unisce o separa?
Sento il peso del giorno verboso,
che distrae,
fa perdere vita,
come figura rallentata nel gesto,
a trattenere, imbrigliare,
marginare,
a vagarsi nel passo ripetuto,
analogo al mattino che precede.
Così mi allontano dal sogno,
frutto crepuscolare che attende,
il coraggio di un balzo sul vuoto pedestre,
verso fiori dai colori vibranti,
ma resisto,
e attendo,
contratto a spiegare le ali,
sollevato dalla corrente che ascende,
lassù,
dove l'aria profuma di frutta e di fiori,
di colori e di stelle.
Respiro e spero.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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