Il volo
Stefano Figoli
46 poesie pubblicate
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Non riesco ad udire
in vuoti di conchiglie
il palpitare del mare
mentre
bianchi gabbiani,
rinchiusi in diafane ali,
si precipitano,
in un turbinio di piume,
in vertiginosi spazi.
Passano rasenti
gli uccelli,
uniti nel volo,
come primitiva falange armata,
su strascichi di reti
di notturne battute.
Accanto ad immobili schiere
di greca memoria,
increspanti e indolenti onde
si muovono
su logore sabbie
lambendo echi
di passati tormenti.
Volteggiano gli uccelli
nello stridulo urlo,
volteggiano
adagiati su strapiombanti scogliere
intorno ad ovattati sepolcri
Si librano gli uccelli
sui miei trascorsi dolori
e riempiono il cielo
di velati battiti di ali
planando
con silenziosi volteggi
nell'inutile lambiccarsi
dei miei smarriti momenti.
©
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L'autore
Stefano Figoli
Un mio caro concittadino un certo Fabrizio De Andrè disse che chi continua a scrivere poesie è un genio o un cretino. Bisognerebbe chiedere a colui che ha scritto poesie sotto forma musicale cosa ne pensa di chi inizia a scrivere poesie ( se così vogliamo chiamarle ) dopo un po' di anni di vita su questo nostro pianeta
Commenti (2)
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Marisol5831 gennaio 2017
Pensieri in volo, smarriti e malinconici. Bellissima poesia.
piera tola31 gennaio 2017
Ci si perde nell'orizzonte, ad osservare un confine che quasi vorremmo c'inghiottisse, in certi momenti, quando la via di fuga la riponiamo sulle ali dei gabbiano ed il peso di un dolore vorremmo gettarlo alla schiuma delle onde dell mare, che spesso ci è consolatore e ristoratore.


