Pallacanestro
Palleggio,
mi arresto, entro nella palla,
e tiro,
il movimento perfetto che unisce,
l’occhio,
la forza,
la mano e il progetto.
Mi lancio,
parabola arcuata che sale,
a cadere preciso nel rumore del soffio,
la rete stracciata,
sbattuta e sgualcita,
soffre appesa all’anello,
violata nell’anima.
Il gioco è una parabola,
tra lessico e fisica,
compresa da pochi incostanti,
chiamati al vissuto dell’attimo,
per giocarsi l’essenza,
lenta
nello stacco da terra,
quanto veloce
nel colpire il bersaglio.
Giro la palla e parti di me,
mi passo a compagni impegnati,
a dar spazio al movimento,
a creare vuoti,
nell’attesa d’essere riempiti,
fino al vissuto dello schema,
a liberare normalità o fantasia.
Carico,
chiudo gli occhi,
vedo il canestro al buio e,
con semplice,
ripetuto,
familiare ciclo balistico insisto,
a slanciare il braccio e chiudere,
il polso ad indicare scontati,
bersaglio e vittoria,
fino al retino che geme
nel suo rumore,
ciuff.
Due punti o il canestro della vita,
non fa differenza
nell’amore del gesto,
o negli anni,
giocati a prepararlo.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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