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Impressioni 9 febbraio 2017 · lettura 2 min · 1130 letture

Trieste, o la mia città

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Andrea Sossi 54 poesie pubblicate
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La casa del vento, tetti, comignoli ed alberi curvi, piegati dalla forza dell’aria, nessun luogo al mondo, nessuno, mai potrà immaginarsi simile, per la bellezza aspra della pietra, per la profondità gentile del golfo, e quel respiro che il viaggiatore vive, al primo sguardo, dall’obelisco che porta a Vienna. Sale dal porto il profumo di Mediterraneo, di vele da Oriente che portano, dubbi e irrequietezza, quella noia molesta che fa pensare, nelle pause, tra un refolo e il suo doppio. Conosco la forza e la resistenza, ma cado nel fascino dell’assenza improvvisa, che spiazza, ti lascia incredulo e lontano, dal tuo baricentro o dall’ultimo appiglio. Ecco che sale, monta e colpisce, sferza persone e cose, a livellare ogni orgoglio ipotetico, sfrontata con vecchi e bambini, e i loro buffi berretti, cannibale d’ombrelli indifesi, la bora gioca, tra gli sguardi perduti di turisti impauriti. Ma dietro l’angolo, nella viuzza protetta si rifugia la calma, e il pensiero che ritorna a girare, sul corpo infreddolito e la tua anima. Senza respiro, in perpetuo andare, per poi tornare a vivere, questa è la mia città, questa è Trieste.
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L'autore
Andrea Sossi

Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano9 febbraio 2017

Non molto tempo fa commentai entusiasticamente una poesia su Lisbona (e su Pessoa) di questo autore: aveva perfettamente compreso l'anima della città. Ora, leggendo questo profondo ritratto poetico della sua città, Trieste, ne comprendo meglio il motivo. Lisbona e Trieste hanno entrambe il particolare e irresistibile fascino della città decadente: Lisbona per non essere più la capitale di un immenso impero quadricontinentale, e Trieste per non fare più parte dell'Impero austro- ungarico, del quale essa era l'unico porto degno di tal nome. Ora è solo uno dei tanti porti italiani, e il fascino del coacervo di popoli che vi abitavano (Italiani, Sloveni, Tedeschi, Ebrei...) si è alquanto affievolito nel caotico calderone della nostra nazione.