Un amore d'estate
La mia gamba oscilla,
scandisce d’ombra uno scoglio di fiume,
assopito tra le braccia del sole,
cullato dallo scroscio dell’acqua,
che si ripete
mai uguale ma simile,
tra pietre casuali rotolate dal tempo,
levigate dai giorni.
Istanti della memoria che rimangono,
scaldano il cuore,
e la voce calda e olivastra s’intreccia,
su cinque dita adagiate alla spalla.
Un lampo,
lo sguardo e il tuffo,
tra risate d’acqua gelida,
e grida d’estate a perdersi,
nella valle incantata che ricorda.
Scarpe da tennis sgualcite,
bagnate,
morse dal fango e dall’erba,
cammino sul sentiero
che porta al non luogo,
un’ipotesi di paese,
metafora della natura umana che risorge,
l’estate,
di luglio e d’agosto.
Una chiesa,
una candela e una musica d'organo,
nella savana di cicale cadono increduli,
a mezzogiorno di domenica,
mentre s’alza la brezza che porta
i profumi del pranzo.
Rimane tutto sospeso,
a galleggiare nel tempo
costante e passato,
voci,
rumori,
profumi
e luce che arancia il giorno,
fino al crepuscolo ad annunciar le stelle.
Percorro la strada verso la casa,
allora o adesso
nel tempo contiguo,
con un gusto di fragola
che sapora d’erba aromatica,
con le mie scarpe da tennis,
non quelle ma altre,
diverse ma uguali
ad infilare i miei piedi,
forti di molti cammini
o di passi perduti.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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