L'essere poeta
Stefano Figoli
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Ditemi...
per quale Dio,
sconnesso e caotico,
per quale soldo
dannato e corrotto,
l'uomo
incrina, fende, sgretola
nel crepuscolo
delle sue ripugnanti ore
un suo smarrito e sperduto simile?
Io che provengo
da sogni lontani,
da incroci di sguardi
e turbinii di voci.
Io che sono pensiero,
imperfetto,
sferzato da perentori venti
e perenni naufragi
dell'animo mio.
Io che sono lupo, indovino,
alleato e rivale,
tempra e vigore
amore e vita,
farò i miei passi
in un silenzio di attese,
e farò sonante
la mia voce
affinché là,
sopra l'umano dolore
e l'ansimante superbia,
ancora
un ultimo poeta,
possa ritrovarsi
libero di vagare
verso un domani
di bianchi cristalli
e di opulenti amori.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Stefano Figoli
Un mio caro concittadino un certo Fabrizio De Andrè disse che chi continua a scrivere poesie è un genio o un cretino. Bisognerebbe chiedere a colui che ha scritto poesie sotto forma musicale cosa ne pensa di chi inizia a scrivere poesie ( se così vogliamo chiamarle ) dopo un po' di anni di vita su questo nostro pianeta
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