Donna
Enrica Renata Ferreccio
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Tu tienimi,
io donna ancorata alla terra
io maga, angelo, demone,
io strega, ho mani pensili di scimmia
Non c’è polifonia che mi rappresenti,
ma il monocromo è impossibile.
stringo ancora a mucchi la terra
ma il mio cuore è tutto per il mare
e allora tienimi salda tra le tue braccia
e mi sentirò acqua raccolta tra le rupi
tua come la pittura sciolta in una cornice.
Io non sono altro che libertà creatrice
ti renderò il volto rattoppato
dell’amore povero.
Se tu mi terrai così stretta sempre,
io evocherò per te i miei miti segreti
i sogni e le morte stagioni;
nel profumo plumbeo del biancomangiare
ti dirò passati ricordi
benedetti dalle anime elisie.
E allora tienimi, tu,
perché sono donna
e fatti umile per staccarti dalla terra,
verso fantastici universi.
troverai già spalancata la porta
di castelli inesistenti
dove sbocciano le mie favole.
Ridendo ti darò misture pagane:
tu apprezzerai l’invisibile
berrai forze ataviche e latenti,
sorseggerai quel che muove il mondo
e la vita.
©
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L'autore
Enrica Renata Ferreccio
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