Stress metropolitano
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
allungando la mano per afferrare i pensieri
mentre gli occhi arrossati danno lamento
nello stress di pensare a ciò che si è fatto ieri.
Saette che echeggiano nella mia mente,
il suono indistinto della mia mano che trema
mentre il sudore che cola lungo la fronte
ferma il suo corso su labbra crepate.
La testa che implode,
un ritmo un po’ lento,
mentre i pensieri più vergini
lasciano il loro sentiero.
Mentre le voci fasulle
delle fatine verdi d’assenzio
soffocano nella loro rete la serenità e il silenzio.
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
luci al neon e fari di macchine
concerto di clacson e giarrettiere di metallo
sulle quali scorrono arrugginiti vecchi metro.
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
carrozze d’argento che sfrecciano
a piedi nudi su lingue d’asfalto.
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
ho visto ragazzi chiudere la porta alla vita
dopo essere stati avvolti da cappe di stress
ho visto giovani donne abbandonate
rimpiangere l’uomo che le denigrava
ho visto anziani rinchiusi in gabbie d’argento
mentre la loro vita si sgretola e svanisce nello spazio.
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
perché ho visto il mondo sbattuto in fondo ad un burrone
cercare il proprio paradiso in un buco di fogna
perché ho visto degli alberi
rifiutare i loro frutti
perché ho visto raggi di sole
spegnersi nel fondo di un pozzo.
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
mentre le ore scorrono veloci come stelle stressate
e sfilare tra le dita bruciacchiate
di chi ha provato a toccarle,
mentre tuonano sassi sul mio corpo
divorando il cervello fino al midollo
regalando dolori e punture di aghi
e istantanee che bruciano sulla mia pelle.
Immobile, lungo il ciglio del Tempo
rasente un torrente che porta io non so dove
verso l’infinito o il finito
la breccia, il traguardo
dove lo stress cerca riposo.
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L'autore
Nicola Morandi
Nato a Trento il 13 febbraio di 27 anni fa, diploma artistico alle spalle e laurea in lettere moderne e filosia (tesi su Jack Kerouac) ancora da digerire, si innamora della poesia alle superiori quando, la prof. d'Italiano presenta alle sue orecchie ancora orfane di parole che sappiano descrivere il mondo intero il dec
Commenti (1)
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H
Havier De La Roi10 novembre 2007
mentre leggevo, con sottofondo di Doors... immaginavo ed entravo nel ritmo delle parole scaturite dal tuo pensiero... Mi è piaciuta molto... si legge tutta d'un fiato...