Al termine della notte

Ormai già mi appari sbiadita
cara vecchia ed inutile vita
non te la senti più di volare
come un falco
che ha passato il suo mare.
Eppure una volta
amasti perfino il dolore
accettasti le immense
fatiche del cuore
nella nebbia che acceca.
Anche il tempo,
tuo eterno nemico
facesti tuo amico,
per rincorrere dei sogni
l’ingenuo stupore.
Adesso non sei
che un’abitudine attesa
forse un lungo castigo
un’amara sorpresa,
a tratti sparisci
nello spazio confuso
o ti apparti con echi
di voci quando si alza
un lamento improvviso.
Come donna, tu vita,
d’amore impoverita
senza nulla più dare
su una strada battuta
sei protesa a carpire
l’eterno mutare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
A
Antonio Terracciano6 marzo 2017
Ho molto apprezzato, in questa poesia, il tono rassegnato, realistico, ma sostanzialmente sereno, con il quale il poeta dipinge l'età avanzata che, è inutile negarlo, lascia poco spazio ad ottimismi e ad illusioni. La poesia ha un andamento quasi più francese che italiano: a parte il titolo e la bella e rara foto del "Voyage" del dottor Destouches, forse nella sua prima traduzione in italiano, i temi della composizione poetica mi sembrano molto vicini a quelli che furono magistralmente cantati da Léo Ferré nella sua "Avec le temps", dedicata a quel tempo che, quando si accumula ormai troppo, ci impedisce perfino di amare.