Rientrando

Di fronte al porto vecchio pare
la torre mozza che si chini
in cerca della magica Preonda
di passi non lontana dalla riva.
Sorelle naufraghe
dei secoli lontani
dan del tempo misura
a chi con passo stanco
a sera si prepara.
Stremate brezze smuoiono,
barche accarezzano
il petto liscio del Benàco
le nubi bianche ombre leggere
tessono sui pascoli
dei monti che si specchiano.
Spesso, così, quando finisce il giorno
la luce declinante si fa strada,
si godono fuggevoli visioni
di una letizia raramente data
rientrando ove fui ospite grato.
Nostalgica memoria mi riporta
la luce di altri giorni di cui resta
soltanto ciò che è stato
sufficientemente amato.
Lì, sotto il porticato d’edera
si riempiono i calici e le voci
che allietano le profonde solitudini.
Tempi che sono morti in me rivivono,
come ombre impolverate di memoria
e provo un senso di rimpianto
che non è il dolore, gli somiglia
scomparirà quando la notte
si riempirà di musica.
©
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