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C’è la risposta estrema
in quel sorriso
allucinato e tragico
l’elevazione e l’ abisso,
nasconde i dolori nascosti
e le ferite camuffate
da false risate
quel profumo da sentire,
si spande sul lezzo del mondo.
E’ la più alta maniera di vedere la vita
è il disprezzo mischiato alla comprensione
la derisoria epifania dell’ignobile
dell’infimo sublime cosparso
da lacrime di tristezza
che non ci abbandona mai
mentre il tempo precipita. |  | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
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| «Chi caparbiamente crede ai sogni, alla felicità, all’amore appare grottesco. Solo alla fine si rassegnerà all’impossibilità di realizzarli. Nel momento ultimo il suo riso segnerà l’ultimo istante di lucidità dove comprende la desolante verità della propria vita. Così il grottesco si mescola al sublime . Così è la natura umana . L’uomo non può eliminare ciò che Dio ha creato e cioè un mondo dove c’è anche il deforme, l’infimo sublime. Il poeta si comporterà di conseguenza così mescolerà, senza confonderle l’ombra e la luce, il grottesco e il sublime.» |
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