Con un fascio di fiori sul petto

Amai senza limiti
tutte le mani posate sulle mie spalle di bimba.
E non sentii mai pesi. Solo contai le note
dentro le bucce del poco perché
la natura mi imparò
ad ascoltare tutte le stelle accese nel mio cuore.
E poi è vero, fui una diversa.
Non inseguivo nessuno e nessuna cosa.
E tempo fa seppi reggere i dolori grandi
con i venti zoppicanti...
Poi gli anni si fermarono nelle ossa
e gridai gli ultimi sussurri
come se dovessi avere ancora voce
prima di confondermi nel pallido paesaggio
che non mi ritraeva più.
Senza accorgermi arrivai
al giorno del mio funerale con un corpo
vivente, ma con un fascio di fiori sul petto.
Arrivai così senza accorgermi,
piano piano, mentre il cuore batteva ancora.
Mi vidi una storia conclusa.
E poi dicono che a tutto c'è rimedio. Non a tutto.
Ci sono quelle vite che non hanno mai posseduto
l'abbondanza del giorno e che hanno dei grandi sorrisi dentro,
ma per case hanno solo tombe.
E quando si arriva al giorno del funerale con un corpo vivente
ma con un fascio di fiori sul petto,
tu sei già chiusa nell’esperienza del buio più profondo
cacciando via ogni spettro a fianco.
“L'inverno è stato più forte.
Ha servito la notte togliendo ogni cosa al cielo
e lasciando di me solo il testamento
dello sguardo nostalgico della pioggia.
Chi sono stata in questa vita?
Solo una piccola cosa di un quadro
in attesa dell'immortale sorriso.
Invece, poi, è arrivata solo la clausola finale della mia morte”.
©
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