Non sono figlio di glorie

Era un sogno,
sottile d'incredulo sguardo,
sfidò la ragione che stretto a lei mi teneva,
superò le alte barriere della diffidenza, dell'inutilità,
amando la vista trasparente dell'oltre, immaginando.
Mi ritrovai di nuovo vestito,
luccicante d'isolata meraviglia,
spavaldo, forse fiero della lunga ombra,
sempre arrivava al calar del tempo, rifugio dall'ansia,
ritrovai me stesso per perdermi ancora una volta, ancora.
Non sono figlio di glorie,
sono carne e sangue, tanto mortale da morire ogni giorno,
chiedendo aiuto a te che le spalle hai voltato al domani;
guardo quel sogno volare e mi stupisco di poterlo fare,
di vedere ancora il viso segnato dalla fuga e dagli ostacoli.
Era solo un sogno,
rapido e solitario, accese un'illusione e la spense,
prima di andare via, prima di chiudere le finestre al vento,
in questo scompigliato destino che mai s'incastra a dovere;
eppure resto ammirato da tutto quello che la pioggia bagna.
©
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L'autore
Tropicol
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