La mia modernità
L'arpa del destino suonò
con fare errante
la campana verderame
della sera.
Subito ne discesero schiere,
nere, rosse
e verdi.
La fretta,
l'accapo e le fiere
ne disegnarono i rintocchi.
Figli dello stesso nulla.
Affatto persuasi dell'operare schietto.
L'arpa intonò,
allora,
il bel canto
e la primavera.
Si levarono di scatto
i ratti,
le bisce e strisciò il sospetto.
Figlio della notte figlio' a sua volta.
Progenie maledetta e discariche abusive.
L'arpa smise il suo bel canto,
la campana il suo suonare,
i rintocchi di tenebra esitarono
e le ombre smisero di mareggiare.
Il volo dei nostri sogni s'arrestò,
il vento, il vento,
il vento...
Figli dello stesso nulla.
Affatto persuasi del suo operare distante!
T'amo e t'amai
tu e la tua corsa costante.
©
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L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
Commenti (1)
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carla vercelli10 marzo 2017
Involuzione di una certa qual modernità, anche personale, che si tramuta da progresso a nichilismo e corsa contro il tempo. Un mondo che da schietto e lento diventa figlio del sospetto e caotico. A parte il contenuto, molto bella l'esposizione, anche dal punto di vista visivo, in un crescendo di suspence che interessa e coinvolge il lettore. Molto piaciuta ed apprezzata!
