Assolo d’inverno e castagne verdi
Nel sole rosso sangue
inginocchierei una lirica
furente
davanti ad un’ira sconvolta,
danzante,
inchiodata ad ali di cembalo.
E tu sei sempre lì
e io sempre qua,
gl’imbecilli scrivono
"alle porte dorate dei sogni..."
Dove ho lasciato il mio bicchiere?
Ebbene,
lo confesso, sì,
stonerei ogni la,
ingarbuglierei tutti i do,
le loro ottave, i mezzi toni.
E tu resti lì
e io sono sempre qua,
gl’imbecilli implorano
"mia signora dagl’occhi di sogni..."
La mia lirica piangerebbe
rosso sangue dalle dita,
povertà e scarpe rotte canterebbe.
Ma scarpe rotte non sa,
la mia ira tace
e il tramonto scivola via dagl’occhi.
Una puttana batte i tacchi e se va.
Fumo sui marciapiedi,
i lampioni lamentano l’inizio turno.
Il manto delle cose riverbera sul bar,
i tombini, i preti, i bambini...
Siamo bimbi persi in aule troppo,
troppo grandi.
Gli dèi hanno telefoni costosi
e scarpe fiammanti.
Gli dèi sanno,
gli dèi hanno. Hanno.
Ora,
occhi- di- sogno,
dove ho lasciato il mio bicchiere?
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
F
Tutte le opere →
L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!