Ancor d'amore
Addussi mosse là dove gesti e mani,
d’arcaiche movenze come spartiti
tra curve di note di pause e silenzi
recano piacere a brame e diletti giochi.
D’assolute sbirciate di malizia e risi,
tra lenzuola di vele che gonfiano respiri
d’affanni e rigonfi petti di cuore a scalpito
tra meraviglie e attonite sorprese, cedo.
Ancor silente di trepido aspettare indugio,
a sentir l’ascolto di gemiti a dovizia calco
colei che dea di corpo sinuosa riceve
d’abbraccio coperta e onde di crine.
M’elevo d’effluvio di lasciva pelle,
nuotando impazzito tra iridi impietosi
a rapirmi d’io, dentro arie di neri confini
or che danzo di polmoni e lirica, sfinito.
Mai domo d’implicita sfida di braccia vibro,
come alberi al vento mi piego ricurvo
di nettare slego di bocche mai chiuse
d’aperti bisbigli consegno seni ad avidi palmi.
Siffatto duello di stremata eloquenza,
d’apostrofi e carezze mi lascio d’amore
rapito da colei che prese l’ardire del mio
serro i miei occhi e ripongo il suo nome.
©
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