Sentieri discosti
Un sasso in fondo al cuore,
levigato nella sua sfericità
che riflette,
immagini di volti e nuvole distorti,
deformati dal ruscello del tempo.
Scivola via
tra ferite e torte di compleanno,
fra lacrime al nero di seppia,
e approda in abbracci
che avvolgono l’anima.
Rotolo scendendo al mare,
incespico e rimbalzo incrociando traiettorie,
viaggi e sonni per un Oriente disperso,
in arie rarefatte e pesanti di nebbia.
Mi fermo accanto a una rana inquieta,
uno sguardo gonfiamente ipnotico,
quasi assorto sulla linea dell’infinito,
eppure attento al movimento minimo,
alla preda inconsapevole ma colpevole.
Riprendo i miei passi perduti,
in una stanza arrotondata
dalla convessità di uno specchio.
Osservo ai margini della partita,
la mia deformità,
la regina nera vince
nella variante di Fibonacci,
e ride delle nostre ingenuità.
Non ci sono,
non esisto negli occhi degli ipocriti,
eppure vibro e colpisco,
suono timpani e pizzico corde,
chi ha orecchie e cuore,
conosce e intende
i percorsi della vibrazione.
Continuo il mio volo balistico,
lanciato a fendere l’aria,
ruoto su me stesso
e mi stupisco,
sono solo polvere raccolta in una pietra.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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