Alla mia piccola signora
Le mie mani amare
ché d'amare amaro è d'amare
con ché capiamo con chi,
finché d'amaro ci copriamo,
che l'amore amaro odio e disgusto, giuro:
l'amai d'invincibile amore
ché, miserevole io,
amaro,
sentii il magma del cuore
ardere e incendiarsi e fuoriuscire dalle pieghe amare
del sottosuolo d'emozioni e demoni, poi,
del buio amaro, sconfinato di distanze,
nacquero dai fiori in questo mare verde,
apprestando, bui,
amari,
miserevoli lutti,
appestando l'aria.
Vita inutile e gettata...
E il cuor piange ciò che non raggiunge
nel lento rutilar di fragole e canzoni.
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L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
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