Intenzioni losche, vecchio mio
Trecento fette di me,
una lama pura
e il sottoscritto è diviso da ciò che era;
tremila gocce d'acqua al secondo su metro quadro,
una lama viva,
e il buio del giorno è diviso da quello notturno.
Trentamila lamenti,
una lama sorda,
società nucleare;
Trecentomila granelli di polvere,
nessuna lama
e tutto resta vanità;
rimane la scia d'un ombrello di passaggio,
il colore della fretta,
una lama nella folla,
una lama per i polsi,
una lama per finire...
L'ama chi ama quella sola lama,
miliardi di percosse,
se solo vi fosse luce...
Spirito battente,
uomo- bestia,
come carie che non dà pace
e gabelle e carri sbatacchiati dalla foschia
e angina delle idee;
così ti sciacqui da te stesso?
Troppo facile.
Troppo... bello!
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L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
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