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Dialettali 29 aprile 2017 · lettura 3 min · 679 letture

Satira ... in vernacolo mio

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Giancarlo Fiaschi 775 poesie pubblicate
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Ora che tutti avee parlato di que Leon Cavallo strano animal vagante pe le zone di golena, fra i sentieri umidicci di Sandonao e ognuno il suo ha ricamao. Io da bon gnorantone e mi tengo fora da tal sapere, perché e ci tengo alla salute voi e l'arte di corregge vi viene un fegato dimorto grosso, me lo dice anchi dottore vacci piano col cicchetto... che alla fine ci lasci i calzino. Poi i che vi deo di gli è più facile vive da gnorante, un si po' puntà i dito e di sempre che un va bene oioi co i rigoroso e metioloso, sempre lì a studià su i libri e mi ci viene il capo gatto e un ci ho mia scritto giocando e un son ne grullo ne matto. L'ignoranza e ti sarva la vita falli corre tutti alla lavagna a spiega' di tutta la uccagna, io mi tiengo lontano da i clamore e zappetto nell'orto a tutte l'ore fra un cetriolo e un cavolfiore, i che m'amporta desse' migliore. Io e mi mantengo bene co l'ignoranza e son dimorto insù, pe dacci di badile e di piccone e un ci vo Socrate o Sofocle, mi paiono anche un po' strane ste persone e diano che siino acculturati antii, ma io un l'ho ma visti a ammassa covoni. Ora e vi lascio e ritorno alle faccende tanto co tutte le vostre parole e un si asmmagna gnente, diffido di voi o cari professori e fate l'esami ma un see mia dottori, un vò mai visto co i termometro e a fa la puntura, ma e stae in cattedra a sede' sulla seggiola come i politii alla cambera. Bellini elli, dio ce ne scampi e liberi un si levano mai son sempre in cambera: cambera, senao e montecitorio e mi sembra una formula magia, gli è come l'albero della uccagna noi che si sgobba e ci si lagna e loro che sono amii vostri esimi sapientoni co la parola e ce lo mettano sempre i saccoccia. Or la chiudo davvero qui la tiritera e pe ultimi e voglio parla de poeti tutti presi a ricercar il verso in qui mare di parole e son lagnosi, son difficili con quegli arzigogolamenti farebben meglio a piantà le fave, che a Maggio armeno mangerebbero i baccelli. Non vi perdee in codesti fiumi di parole tanto un vi legge nessuno e sete patetii, andate pe valli e monti a fa funghi, in campagna a barluzzo e al tramonto respirate aria bona a pieni polmoni, un bel bicchier di vino e ben satolli oggi è meglio non distinguisi tanto ma vive bene l'ignuranza come de polli.
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Satira che parte da un errore sui numeri civici di una via, invece di via Leoncavallo, in modo ... originale e parecchio particolare Leon Cavallo. Forse invece del musicista, trattasi di un animal mitologico...

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