Lungo le linee oblique della bellezza
Curo i fiori recisi, pallidi, strappati alla madre,
rimasta senza genesi
(si può, certo).
Cambio loro l'acqua ogni giorno
e ogni giorno taglio un pezzettino di gambo
in modo obliquo,
così come attraverso la vita
mi fermo, li guardo negli occhi,
con una carezza
sistemo la loro tristezza
separati prematuri
dal seno,
la loro bellezza sta nei calici
che si divincolano a cercare luce
fuori dai confini del bordo del vaso
e del mio tavolo
che li accoglie come un padre
altrimenti spoglio,
anche se so
che tutto durerà poco
e il " per sempre e mai "
(che non verrà loro presentato)
tra i pistilli
lento cadrà come i giorni
sul mio tavolo di noce.
©
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