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Morte 10 maggio 2017 · lettura 5 min · 808 letture

I due amanti di Clermont

Luca Farace 13 poesie pubblicate
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Durante il mio viandar in tondo al mondo di strane cose ne ho vedute, e chi, come me, in cimiteri trova quella pace per l'animo suo, turbato, perlopiù, da terreni malefici qual terribil è l'amore, più non prova meraviglie alcune, di nulla, certamente, di nulla. In grigio dì d'inverno di anni alcuni fa, trovavami ad ammirar i defunti a Clermont, tra celtiche croci e lapidi d'ogni età, l'attenzione mi fu carpita da sommessi lamenti dinanzi i miei incerti passi. Ad essi diressi il mio interesse, alle molti genti che presenziavan, al funerale delle inermi spoglie d'una giovinetta in nuzial abito, ahimè defunta. Mai, in intensa vita, gli occhi miei poteron ammirare cotanta bellezza, né in vita, né in morte. Disperato l'uomo in scuro abbigliamento, colui che in vita l'amò, in quell'istante chinossi a sfiorar le sue rosse labbra che, per un'ultima volta ancora, parevan di fuoco. Intenso, al signore, volse lo sguardo, l'emozione gelava, nelle vene, il sangue e le parole, rotte dai singhiozzi, s'elevaron solenni: "Una notte, quando finita credevo fosse la mia solitaria esistenza, i miei occhi, guidati da te, oh potente padre, vidi in lei, nei giardini fioriti che nascevan in lei che io solo amai, tutta la felicità che, invano, ricercavo da tempo. Ti ringraziai per il gioiello donatomi, un'angelo per bellezza, un'angelo per gentil animo, un'angelo di purezza che, ora, rimetto al cospetto tuo, candida, così come la creasti" Il breve istante di silenzio si interruppe: "Caro perché?" gentil timbro fiatò, la giovine era lì, ritta nella bara nel suo abito bianco, dinanzi agl'increduli visi nostri, rossa d'imbarazzo ma con severo ciglio ripeté: "Caro, perché in pubblico riveli delle nozze inconfessabili segreti? La morte a sé m'ha presa, e l'ha fatto prima di donarti l'amore mio immenso ma tua sai che sempre sincero fu!" Volse ai presenti sbigottiti, compreso il consorte, un'aggrazziato inchino è, con gentili movenze, si distese nella fiorita bara riprendendo la sua posizione. Cos'abbiam veduto? terrore e paura caricaron l'aria, follia, follia pura! Qual macabro sollievo provammo quando la giovane adagiata venne sull'umido fondale, qual sollievo quando seppellita venne. Alla mia umil dimora feci ritorno ma la mente mia ribolliva e vacillava di follia, la pazzia tormento' il notturno mio riposo determinando ciò ch'elaborai: della defunta esaminare il corpo volevo. Al mattino tardo m'incamminai pel lungo ed alberato viale che d'ingresso fungeva al luogo di eterno riposo. Sommo fu lo stupore, grande come solo la follia potea disporre: le medesime genti del giorno prima li' ancor erano ma di fianco alla lapide della bella giovane, volsi lo sguardo e timoroso pensai: "beffardo sei destino, e compassionevole, il consorte solo non potea restare e, nell'aldilà, anche lui chiamato hai" In volto lo guardai, rider sembrava, gioioso era, felice, forse, di ricongiungersi all'amata. Al fianco di donna sua seppellito venne mentre decisione presidi soprassedere ai miei sacrileghi intenti. Il tempo volgeva al termine e, di mia transalpina visita l'ultima notte era giunta. I sogni agitati furon, Morfeo mi riserbò i visi degli sposi, gioiosi, ma pur sempre cadaveri. Tornare volli l'indomani a consegnar fiori di campo agli agitatori degli incubi miei visto che medesima via, il calesse, percorreva. Arrivato fui appena e spalancar i cancelli per mano dei custodi vidi e, lentamente, alle tombe mi diressi. Alla visione delle bare scoperchiate, in tumulto, il cuor mi si spaccò, immediatamente credetti al sacrilego atto di sciacalli senza scrupoli alcuno ma, sorpresa, lui non c'era, la fossa conteneva si' la bara ma del marito traccia non v'era. Feci per interpellar i custodi quando una macabra scoperta mino' la mia ragione: eran lì, nudi, abbracciati, nella tomba di lei, avvinghiati e dalla felice espressione. Lo pensai soltanto, lo giuro che pensai: "Ora, forse, son davvero uniti". Alle mie spalle una voce gentile dal dolce timbro sentenzio': "Uniti davvero son ora, chiedendo lui l'amore della sua bella alla vita, tolta l'he stata; chiedendo lui l'amore della sua bella alla morte, gli è stata donata, ora felici son perché, la morte riunire ha voluto ciò che la vita ha separato!". Mi volsi di scatto ed una meravigliosa creatura in abito nero luttuoso mi si parava dinanzi, chiesi: "Come, lei conosce questi accadimenti? come può lei conoscere i pensieri di quest'uomo?" "Volga il suo sguardo ai giovin amanti e comprenderà"; piangevano, Oh Dio, piangevan di gioia pur essendo defunti! E la donna svanì nel nulla. Tornai al calesse, partii, non ritornai più a Clermont ma nella mente, nel cuore, incisi ho i visi, le lacrime, le gioie dei due amanti e le parole ultime della donna in nero: "La morte comprende d'ogni uomo i pensieri, la morte uccide, distrugge, ma pure la morte commuoversi al vero amore può"
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Luca Farace
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Commenti (1)

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Stefania Siani10 maggio 2017

E' bellissima Luca, complimenti, forse la più bella in assoluto.