La fontana
Gesuino Curreli
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Non serve che confidi il mio timore,
non parla, non ascolta, mi trascura,
lambisce i lecci e salta, la paura
la vince ed avvelena il suo liquore.
Ecco: finisce qui la mia poesia,
la sua recita antica e sempre viva
è diventata un vomito e mi schiva,
non canta più. Che amara nostalgia!
E fugge in mezzo agli orti, giù, dabbasso,
tra rene ricoperte di liquame,
costretta in un pertugio sozzo, infame,
non bacia, come la solito, quel sasso
da dove le porgevo la mia mano.
Oppure mi stordivo, e non invano,
al benefico potere di ristoro
del suo linguaggio semplice e sonoro,
e l’ascoltavo scorrere lontano.
Erano i silenzi dell’estate ardente,
o i fremiti dei venti a primavera,
a spiare gli incontri, una chimera
che confortava l’anima innocente.
Ora l'aspetto sotto i rovi, al ponte,
l'erta non vuole sfide, mi spaventa,
e lì risorge con fatica, lenta,
a dirmi del suo asfittico orizzonte.
Le piogge monderanno i tuoi lamenti,
e affideranno a te nuove canzoni
poeti innamorati, altri mufloni
ti cercheranno, attratti e diffidenti.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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