Terra di grazia e di confine
La levità non sta
nell'ampio sedere d'un cuscino,
nell'urlo di scalmano,
con la schiuma a la bocca;
un minuto basta
di perdono e il mondo
apre le gambe divine
alle tue acque di grazia.
Oh fosse fatto d'argilla
anche il sogno blasfemo,
anche l'ape che vola sul fiore,
dignità sarebbe e
ristoro d'un'unica folla.
E invece la voce mi manca
in questo mio corpo, che esala
parole e questa mia vite
feconda diventa deserto,
senza radice alcuna.
E' il corpo che soffre,
è l'ombra allungata,
storia narrata da mani,
che tremano intorno ai ricordi
e hanno una voce delusa e
insieme una forza,
come l'acqua serena di un fiume,
che sa dove andare, vanno,
senza radice alcuna.
©
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L'autore
Marco Viti Benocci
Mi chiamo Marco Viti, Benocci è il nome di Domenico, il mio nonno che viveva a Montorsaio, è giusto che porti anche il suo cognome, sono molto simile a lui. Mi occupo di musica, antropologia, filosofia, pedagogia, teologia e la poesia è la sintesi di tutte le analisi che svolgo, amo la natura e le antichità, per quest
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