La mia assenza

In equilibrio la lontananza
delle cose e gli scarti dei giorni.
Zoppicano sudari di preghiere,
stanchi di cancelli che non si spalancano.
Mi perdo e vago nell’ora imperfetta.
E ti raggiungo, ma è come se passasse
un carro di respiri morti.
Io non sono abituata agli esseri
collegati -per bene- agli angoli di questo mondo.
Non so parlare al centro della stanza,
cosciente di tutta la gente che mi guarda.
Devo chiudere gli occhi altrimenti scivolo sul pavimento.
E non so neanche aggrovigliarmi tra lenzuola rosse.
Devo chiudere gli occhi altrimenti vedo le onde alte
che mi rubano ciò che resta.
E ti raggiungo ma le mie mani e il mio cuore
restano nella luce che mi creò.
E sai... se tornasse ieri
pieno dell’anima mia, la luna non morderebbe più
sulla mia assenza.
Forse potrei essere- nuovamente- la mia pelle e tu
potresti vedere- a terra- il nulla e il vuoto della nebbia.
Ti raggiungo ma non sono io.
Non sto bene in certi luoghi. Ho certi malesseri dentro.
Tu non guardare più in là...
Le onde del mare potrebbero entrarti in petto
e farti vedere il mio sorriso seduto
sul commiato dei sogni.
La mia assenza è una spada d’oblio
nel fondo della mia casa.
©
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