Col silenzio, mio amore, ho ammazzato un aquilone
La luna stende pergamene d'argento sulla terra quando è l'ora di cantare.
E io non canto mai.
Non suono per nessuno, mai.
Né scrivo, né incanto, né vedo.
Non c'è realtà e io non canto.
Le chiavi,
il cuore,
la città ed i barboni,
tutto tace!
E io non canto.
Il sole dispiega ali di rame sull'Oceano del cielo quando è l'ora di parlare.
E io parlo per parlarmi addosso.
E tacciono i fantasmi
e la fabbrica e i braccianti,
e io piango sui cocci della notte.
Disperso vaga l'imbrunire nel crepuscolo dell'alba,
variegato gira il disco nei colori del sonno,
molti Dio, un solo Uomo: la Tenebra.
Del caos di stalle disadorne si ciba di nero manto,
nei vicoli del giorno s'annida con sguardo torvo
e nella delicatezza d'un petalo s'uccide, solo,
col suo cappello.
E io non canto,
né suono, né incanto.
Un falco ha massacrato una vecchietta
ed io non piango.
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L'autore
Filippo Di Lella
Diplomato all'Istituto alberghiero A. Vespucci di Milano con voti appena sufficienti. Perché la poesia, perché la lirica o la letteratura? Libertà e il resto vola via.
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