Tempi di fango

Vanità, figlia dell’egoismo.
Fiumi in piena esondano dagli argini.
Fantasmi attaccati ai muri dell’incoscienza.
Torbida arroganza uccide il buon senso.
I Savonarola dai bei discorsi.
Pulpiti scolpiti nelle calamite.
La gente segue miraggi privi di fondamento.
Nascosti come topi dal vello d’argento.
Daranno il loro sangue ai suoi riti.
Al Baal dell’occidente
mentre divora i suoi figli.
Rosari tenuti in bella vista
senza grani profumati di rosa.
Cambiano d’abito velocemente.
Maschere di piombo. Diamanti di ghisa.
Viaggiatori in attesa tra le ombre del niente.
Trafficanti di illusioni. Paradisi di plastica.
Piangono chi prima avevano ucciso.
E di già non ricordano cos’è stato.
L’erba cattiva ha radici profonde;
dal cielo azzurro, fino alla nera terra.
E sposano il verso del lupo
come voce divina.
La Giustizia è morta da tempo
nelle tombe dell’ipocrisia.
Nastri bianchi, stracci di vento.
Paramenti tinti di rosso scarlatto.
Il salice dondola nella sua ombra.
Non vede. Non sente. Non parla.
©
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L'autore
G Mirra
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