Dispersa
Elena Poldan
512 poesie pubblicate
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Tolti i tacchi
strappati i capelli
sprangate le imposte
dimenticato il giorno
col suo caldo raggio
cancellate le labbra
e poi le ciglia
denudata di pizzi e orpelli
indossata una tunica stanca
ruvida compagna d’invisibile insonnia
scivolando verso avvizziti pensieri
di fine e di morte
dimentica di beltà e sospiri
chiusa in una gabbia
senza cibo e senz’aria
invogliando le stelle a deviare
i loro raggi
e la luna a obliarmi
relegata in uno strano esilio
mi rivedo bambina
correre su per le scale
verso te che mi aspetti
avvertendomi vecchia
in una dimensione di follia
dove il passato sembra ieri
e il presente un brutto sogno
mi abbandono
ma di te che soffiavi in ogni poro
nuova vita ogni giorno
non rimane che un cerchio
dove rinchiusa
ti cerco disperata
in una rincorsa concentrica
avvoltolandomi in una solitudine
sempre più fitta
vagando fra nebbie dense
non mi ritrovo
perduto della vita il gusto
esco per cercarti
in "altri" porti
©
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L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
Commenti (2)
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Francesco Rossi27 ottobre 2017
Del resto quando si rimane relegati in quel strano esilio il concetto basilare diventa proprio quel relegato che assume valore e cifra stilistica in quel mi abbandono che d’intenso e di un velato dolore si pregia. Questo io intendo e voi cari lettori che ne pensate?
Stefania Siani27 ottobre 2017
Molto bella e profonda, sofferta. Apprezzata, complimenti.


