Oblio
La costruii lentamente: gelida
e spessa, lastra di ghiaccio,
la cella d’indifferenza in cui solo giaccio;
speravo che di essa avrei fatto un’egida.
Le pareti sono immobili
eppur si stringono a me intorno;
filtra fievole una luce e disegna il contorno
di solide paure nate da labili
sogni e notti passate inquieto,
a rivoltarmi nel mio solitario giaciglio,
a rivoltarmi dal fetore di questo mondo.
Solo dal fuggirvi posso esserne lieto:
scappo da questa distopia, fino al ciglio
dell’abisso, nel baratro scavo a cercarne il fondo.
©
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