Lei, nella notte di Natale

Così piccola viveva i giorni
dipingendo di azzurro tutti i quartieri malati.
Invece di giocare a nascondino nella piazza del paese,
preferiva prima stendere il bucato e poi disegnare,
con le dita, i sogni in volo .
C’era un pianto affannoso nella casa fredda,
ma all’alba si allacciavano sorrisi agli occhi.
Così piccolina guidava il timone della vita.
La mamma allungava le braccia
da quel letto diventato uno stagno nero.
Poi lei partiva.
Come fosse assente dal mondo, i suoi occhi si ingrandivano
e sembrava che piangesse notturni incollati sulla pelle.
Le sue mani profumavano di vento triste.
Stringeva a sé l’energia del cielo e sentiva
le onde di luce
tracciare piccoli sentieri.
Raggiungeva spiagge bianche, terre precise
di note dolci, volume di baci sul cuore.
Poi arrivava Natale e la cima del campanile
respirava preghiere nelle radici di un cupo inverno.
Fiocchi di neve sulle rosee guance
si scioglievano in piccole gocce di pianto,
mentre il cuore scriveva note mute.
Ancora oggi i suoi occhi, a volte, si ingrandiscono
e vanno molto lontano. Non si sa più cosa essa veda o senta.
Quello che si sa è che lei, oggi, piange un vento strano
proprio nella notte di Natale.
©
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