Hikikomori

Fantasmi di cartone ridono con bocche di cianuro.
Cielo plumbeo pesa grave sul respiro.
Sguardi di cemento
strappano lembi di carne dalle ossa.
Ho chiuso la porta a chiave
per non far entrare neanche l’aria.
Legati i capelli con nastri di piombo.
Posso correre ad occhi chiusi
negli spazi del cosmo.
La gente vuole uccidere, il mio piccolo cuore.
Il mondo gira veloce
tanto da far paura.
Tra i muri della mia stanza
batto forte i pugni.
Prigioniero volontario
della tristezza.
Digrignano i denti neri
il ferro, la ruggine.
Paura di uscire, al di la di quella porta.
Nell’utero della solitudine
tengo stretta la mia anima. Chiusa nel suo ventre,
nessuno potrà farmi del male.
Mi prenderei cura
dei ventagli del silenzio .
Al di la dei muri
c’è fame di morte e di dolore.
©
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L'autore
G Mirra
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