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Uomini 31 gennaio 2018 · lettura 2 min · 1260 letture

I giorni nostri

Andrea Vivapenna 27 poesie pubblicate
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Ero al fin di un dì come tanti, quand’io il passato scrutavo sui passi dei nostri antenati. Nessun romore; quella notte, nessun fastidio; solo il mio pensiero vagava tra i prodromi del nostro destino. «Strana, assai strana è questa vita», mi dicevo; «se non lo fosse, neanche i grandi poeti avrebbero voce», seguitavo, in quel buio ove anche la follia si confonde; si perde, come in un manipolo di soldati; come nelle risa fra un giullare e le genti; come un’idea che precorre la ragione. Mi raccoglievo poi, ancor pensoso. «A chi fare aggravio di questa umanità?», così vaneggiavo e un barlume di quiete cercavo, a cagion di ciò che sovente noto, negli ondivaghi uomini: dai sotterfugi alle passioni, nei perigli e nei piaceri, vive, muta il mondo, fra amori e seduzioni, nelle fole e nelle vere parole, vaga, fugge, e gira, gira su se stesso, ma per sventura o per fortuna, il moto suo perpetuo non pare. Non più assorto, a poco a poco la silente voce tacevo, e una vita in un sogno vivevo, così bella, ch’esso era per certo un sogno (ben sapevo); così compiuta, che nessun postumo ideale avevo: nulla di divino. D’improvviso tornavo; mesto tornavo al vetusto cammino, che tuttavia sembra sempre divino; e come il vento sferza i monti, dagli albori ai vespri, quelle figure la mente mia ripassava, non senza un’altra impressione: è spesso tardi per cambiare un uomo appena nato, e rara è l’impresa che lo desta dalla sua felicità.
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L'autore
Andrea Vivapenna

Ringrazio i lettori.

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