Nicnevin

Ho bisogno di un sorso d’infinito.
Disteso inerte sull’erba bagnata
di perle di rugiada disseto le mie labbra.
Ed in profondo dove gli abissi abitano
le anime dei morti,
in quel profondo potrei germogliare
a nuova vita.
Dietro al trono di ossa e teschi,
nel ricamo appena accennato degli occhi
che vedono e tacciono, odono e annusano
le pelli stinte dalla rabbia
e le braccia scarnite delle giovani speranze
che probabilmente invecchieranno
nella barba lanuginosa
di se stesse.
Abbatti, di stendardo in stendardo,
di bandiera in bandiera,
di corona in corona,
la corazza che così faticosamente
ho costruito.
Rimetterò i miei peccati
nelle cavità di orbite vuote e crani ingrigiti
di cui i corvi han brindato
sulle poche vittorie
ed altrettante sconfitte
del mio presente e del mio passato.
©
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L'autore
G Mirra
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