Personalizzazione d’inferni

Non importa se le mie natiche
poggiano strette in un freddo angolo
di pavimento,
o se sono avvolte in fresche lenzuola profumate.
Io sono quella di allora,
la stessa anima.
Anche se,
migliaia di embrioni di pensiero sono passati da me,
alcuni abortiti, altri già nati,
anche se due sorgenti di luce
hanno avuto la vita attraverso la mia,
io sono quello stesso ramo storto
che si contorceva senza respiro
fra lacrime e rimpianti
in un dolore invisibile
- come non vederlo? -
e costruendosi elaborati patiboli mentali.
Passavo le sere
ad architettare
il tranello in cui cadere,
il castigo da infliggermi.
Disperazione senza un senso.
Ancora temo che quel che ero possa ritornare,
lo temo fin dalle ossa del mio scheletro bianco.
©
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L'autore
Monica Messa
Mi abbandono con piacere alle lunghe ombre che mi oscurano il volto, blu come il cobalto, fredde come il granito. Che cosa mi resta da scrivere ormai? La mia piccola dose d'inconsolata fantasia che freme per essere imprigionata su un foglio bianco. A volte, nel farlo, mi sento una ridicola fattucchiera, tutt
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Ammirato. (Francesco Rossi)
Commenti (1)
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Francesco Rossi14 febbraio 2018
Introspettiva e quindi dirompente la tematica poetica per palati fini, un modo per mettere in discussione l’autorevolezza di chi deve dare pareri e la poetica lo esprime eccome...
