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Introspezione 26 maggio 2018 · lettura 1 min · 1043 letture

Labirinti

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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immobile lascio scorrere questo fiume di tristezza sul mio passo incerto ostinata onda che procede travolgendo che annienta assordando col suo silenzio fuori da ogni tempo facendo scintillare il Ricordo - amato disperato sconsolato- in fondali riposti dove nessuno passa dove nessuno guarda dove nessuno vede quanta nebbia affastellata fra me e il mondo che m’ha dimenticata in questa landa desolata fra esondazioni e vuoti e voragini appese ad un languore d’amore che s’appella alle stelle d’un tempo ormai estinto in un labirinto di ombre m’aggiro a brandelli scambiando il mio sangue per ordinario viaggio ritrovandomi in un puzzle senza senso dove nessuna tessera trova il suo incastro
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Alla grande Elena. Molto bella. Il mio saluto (Francesco Rossi)

Commenti (1)

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Antonio Terracciano26 maggio 2018

E’ una situazione comune a molti, credo, quella descritta dalla poetessa in questa sua accorata composizione poetica. La tristezza, il silenzio, l’ombra dei ricordi strettamente personali, che non possono essere condivisi con gli altri, sembrano impossessarsi di tante persone sensibili e condurle verso strade senza uscita, verso la passiva accettazione della vanità del mondo. Del resto, senza queste intime e profonde sofferenze (che talvolta però, all’improvviso, per un gradevole incontro fortuito o per un repentino mutare dello stato d’animo, possono essere, anche se per breve tempo, superate) difficilmente nascerebbe la poesia.