Violino gitano
Elena Poldan
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ritaglia i contorni di questo giorno
oh violino gitano
che profumi di sale
e di vento selvaggio trascorri
membra stanche
risvegliate da note graffianti
biondo arpeggiatore di moti ardenti
sospingi sul bordo
di questo delirio
ogni residuo di falso decoro
trascinami nel vortice variopinto
del tuo rapimento
traghettami fra sinfonie ammalianti
verso lande di sogni
senza muri né ponti
confondimi con la pioggia che batte
col tuono dirompente
col balenìo d’una saetta
sia l’essenza a inonadarmi stavolta
ché di regole
e remore son pieni i rimorsi
©
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L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
Commenti (1)
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Azar Rudif7 giugno 2018
"ché di regole e remore son pieni i rimorsi" Ottimi versi che viaggiano sulle note di un violino e trascinano il lettore in un mondo diverso dove ha valore l’essenza ed il senso più vero della realtà.

