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Riflessioni 13 giugno 2018 · lettura 1 min · 584 letture

Il mio Sud

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Monica Messa 70 poesie pubblicate
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Profumo di cera e mortadella passi trascinati dietro ai due Santi vestiti di nero, acqua di cristallo che serra le caviglie, gelato allo spungato che cola sulle dita, la vite che si arrampica sul dorso della casa, i gigli incandescenti che si piegano al maestrale. Giocare a scopa all’imbrunire. Non spiare le mie carte. Ha il settebello. Non buttare quel re. Ed io che a quel sud non appartenevo, come un granello di sabbia in un’ostrica un po’ schiusa. Ho immaginato la mia identità altrove ma un tronco, si sa, non può andare troppo lontano dalle sue radici.
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L'autore
Monica Messa

Mi abbandono con piacere alle lunghe ombre che mi oscurano il volto, blu come il cobalto, fredde come il granito. Che cosa mi resta da scrivere ormai? La mia piccola dose d'inconsolata fantasia che freme per essere imprigionata su un foglio bianco. A volte, nel farlo, mi sento una ridicola fattucchiera, tutt

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il senso di non appartenenza ma le radici si sa... (Paola Riccio)

Commenti (1)

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Antonio Terracciano14 giugno 2018

Con questi versi essenziali ed efficaci la poetessa si sofferma su una condizione esistenziale da me ben conosciuta: sentirsi estranei nel proprio paese, nella propria città. I motivi possono essere diversi, ma la sensazione, certo poco piacevole (quando non si parla il dialetto del luogo, ad esempio, o non se ne condividono le tradizioni, c’è la quasi certezza di fare risicate ed aleatorie amicizie), può essere riscattata dalla soddisfazione intellettuale di saper vedere le cose da un altro, personale punto di vista. Le radici, però, ci suggerisce l’autrice alla fine della poesia, restano comunque, e forse in età avanzata ci si riconcilia con esse.